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Origini e funzioni dell'odio

di Monica Lucaferri


Le origini dell'odio

Come ha appena detto Claudio Faggi, l'odio è proprio un meccanismo di difesa, una risposta messa in atto per difendersi. Difendersi da cosa?

Il feto e poi il bambino molto piccolo, sono totalmente vulnerabili e dipendenti. Così ogni esperienza di deprivazione, di mancato appagamento di un bisogno e/o di un desiderio vengono vissuti come minaccia di morte (qualche esempio: minaccia di aborto, un allattamento insoddisfacente ecc). Questa minaccia biologica viene percepita come un'offesa, come una grave ingiustizia.

Il bambino si difende da ciò che lo offende ed umilia, nascondendo nell'inconscio il dolore provato, sostituendolo con una risposta di odio.

L'odio ha proprio la funzione di ridurre il dolore per il mancato appagamento.

Ma allontanandosi dal dolore, il bambino si allontana anche dalla parte più profonda di sé, più autentica, più naturalmente amorosa. Il bambino, però, non può permettersi di odiare.

Se un bambino si sente minacciato da qualcosa, infatti, si rivolge in genere ai genitori per cercare protezione e conforto.

E se la minaccia arriva proprio dai genitori, cosa succede? Il bambino, avendo con loro un legame di dipendenza, continua ad amarli e a considerarli buoni, relegando l'odio nell'inconscio.

Tuttavia, tutto ciò che viene rimosso si manifesta in altro modo. Non viene eliminato, ma trova un nuovo oggetto a cui applicarsi. Il bambino, però, non rinuncia all'odio e al suo potere: la vendetta.

La vendetta contempla come unica possibilità la distruzione dell'aggressore e non la soddisfazione del bisogno insoddisfatto.

Talvolta l'odio si rivolge verso l'interno, verso se stessi. Si trasforma in disprezzo per se stessi, il bambino pensa di essere cattivo, di meritarsi di essere trattato male, perché quando si ha bisogno, quando si dipende, non ci si può permettere di odiare.

Il bambino opera allora la scissione primaria: separa l'oggetto originale dell'odio (MADRE) dal sentimento stesso (ODIO) autoconvincendosi che l'oggetto d'amore è buono, che non è stato da lui distrutto.

Perde così l'unità con il proprio sé profondo e la sostituisce introiettando un'identificazione con il genitore.

Schema riassuntivo

Di seguito un breve schema che riassume quanto detto fin'ora:



MADRE NON SUFFICIENTEMENTE AMOROSA

È una madre con un utero poco "accogliente" che tenta di abortire la vita del feto. È una madre che non riuscendo a stabilire un rapporto empatico con il proprio bambino, non riesce a capire quando ha fame, freddo, caldo, sonno ecc. È una madre che non riesce a donare al proprio bambino amore e contatto fisico.



IL FETO/BAMBINO SI SENTE OFFESO ED UMILIATO

Il bambino molto piccolo ha un sano e naturale diritto ad essere compreso anche senza esprimere in modo diretto e specifico le proprie richieste. Questo diritto lo definiamo pretesa orale perché riguarda il periodo orale del bambino, periodo in cui contatta il mondo attraverso la bocca.



DOLORE --' RIMOZIONE

Per il bambino molto piccolo non essere riconosciuto nei suoi bisogni primari è estremamente doloroso perché costituisce un attacco al diritto all'esistenza. Dunque il dolore provato viene rimosso perché percepito come minaccia di morte.



ODIO ---' SCISSIONE

Il dolore rimosso viene sostituito da una risposta di odio. Ma il bambino è totalmente dipendente dalla madre. Dunque non può odiarla perché ha bisogno di lei.
Opera una scissione:



ODIO ASSOCIATO AD ALTRO
(progetto vendicativo)
SALVA LA MADRE: rimane oggetto buono
SALVA SE STESSO: non è colpevole di averla distrutta.


PERDITA DI UNITÀ CON IL PROPRIO SÉ PROFONDO

Il bambino si allontana dal nucleo più profondo di sé, dalla dimensione spirituale, più autentica ed amorosa.



SOSTITUITO DA IDENTIFICAZIONE CON GENITORE INTROIETTATO

È la parte di noi che ci accusa, giudica, disprezza, colpevolizza continuandoci a trattare così come facevano i nostri genitori. Questa identificazione è quasi sempre sconosciuta e rinnegata perché ognuno di noi è profondamente convinto di essere diverso dai propri genitori.



L'odio nell'età adulta

Fin qui abbiamo parlato di un bambino offeso che rimuove prima il dolore e poi la risposta di odio a causa del bisogno che lo lega al genitore ed infine salva la madre operando una scissione.

Ma nell'adulto di tutto questo cosa rimane?

Rimangono tanti donne e uomini che non sono stati amati, approvati e riconosciuti per quello che erano e quindi si portano dentro una sensazione di vuoto legata al mancato riconoscimento.

Ma prendere in considerazione questo vuoto, accettarlo, sentirlo è una scelta coraggiosa che implica l'accettazione di un pensiero fondamentale: ciò che non si è avuto non si potrà più avere.

Così rimangono donne e uomini che vivono cercando disperatamente di essere riconosciuti ed amati per quello che sono agendo una pretesa che chi non li ha amati allora torni a ripagarli.

Ma mentre nei primi mesi di vita era un nostro naturale diritto essere amati ed accolti da nostra madre, oggi non lo è più, ma ci comportiamo con il nostro partner, con i nostri figli, con i nostri colleghi, come se lo fosse ancora: pretendiamo di essere amati, di essere compresi senza esprimerci ecc proprio come quando avevamo sei mesi.

Il primo principio guida della nostra associazione che ognuno dei soci si propone di ricordare e mettere in pratica nel rapporto con se stesso e con gli altri è: ciascuno è responsabile delle proprie azioni e situazioni.

Questo vuol dire che è vero che ciò che non abbiamo avuto non ci verrà più dato, ma è anche vero che noi oggi abbiamo la responsabilità di continuare ad aspettarcelo dagli altri.

Possiamo iniziare ad accogliere e sostenere il bambino che è dentro di noi ed imparare a darci ciò che non abbiamo avuto.

Non è più tempo di aspettare, nessuno verrà a salvarci. Siamo noi gli artefici del miracolo della nostra vita.

Essere respons-abili vuol dire costruire l'abilità di rispondere alle situazioni in modo nuovo, cominciando dall'amore per noi stessi.

È arrivato il momento di assumerci quella risposta di odio che quando eravamo piccoli non potevamo permetterci perché troppo minacciosa.

Oggi però questa minaccia non è più reale, possiamo assumerci la responsabilità dell'odio che ci portiamo dentro.

L'odio ci riguarda, riguarda ognuno di noi. Ma questo non vuol dire che siamo tutti irrimediabilmente cattivi, perché ognuno di noi ha in sé la capacità di trasformarlo.

Solo se riusciamo a pensare che l'odio ci riguarda, avendo il coraggio di conoscerlo, di attraversarlo, ci regaliamo la possibilità di ritrovare dentro di noi l'odio che ci ha riguardato, il dolore che abbiamo provato.

Solo così possiamo provare a ricostruire quell'unione, interrotta tanto tempo fa, con la nostra parte più profonda.

Possiamo scegliere, ogni giorno, con coraggio di diventare più umani, più autentici: sicuramente non perfetti, non sempre e solo buoni, ma sicuramente più veri.





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