L'odio nell'età adulta
Fin qui abbiamo parlato di un bambino offeso che rimuove prima il dolore e poi la risposta di odio a causa del bisogno che lo lega al genitore ed infine salva la madre operando una scissione.
Ma nell'adulto di tutto questo cosa rimane?
Rimangono tanti donne e uomini che non sono stati amati, approvati e riconosciuti per quello che erano e quindi si portano dentro una sensazione di vuoto legata al mancato riconoscimento.
Ma prendere in considerazione questo vuoto, accettarlo, sentirlo è una scelta coraggiosa che implica l'accettazione di un pensiero fondamentale: ciò che non si è avuto non si potrà più avere.
Così rimangono donne e uomini che vivono cercando disperatamente di essere riconosciuti ed amati per quello che sono agendo una pretesa che chi non li ha amati allora torni a ripagarli.
Ma mentre nei primi mesi di vita era un nostro naturale diritto essere amati ed accolti da nostra madre, oggi non lo è più, ma ci comportiamo con il nostro partner, con i nostri figli, con i nostri colleghi, come se lo fosse ancora: pretendiamo di essere amati, di essere compresi senza esprimerci ecc proprio come quando avevamo sei mesi.
Il primo principio guida della nostra associazione che ognuno dei soci si propone di ricordare e mettere in pratica nel rapporto con se stesso e con gli altri è: ciascuno è responsabile delle proprie azioni e situazioni.
Questo vuol dire che è vero che ciò che non abbiamo avuto non ci verrà più dato, ma è anche vero che noi oggi abbiamo la responsabilità di continuare ad aspettarcelo dagli altri.
Possiamo iniziare ad accogliere e sostenere il bambino che è dentro di noi ed imparare a darci ciò che non abbiamo avuto.
Non è più tempo di aspettare, nessuno verrà a salvarci. Siamo noi gli artefici del miracolo della nostra vita.
Essere respons-abili vuol dire costruire l'abilità di rispondere alle situazioni in modo nuovo, cominciando dall'amore per noi stessi.
È arrivato il momento di assumerci quella risposta di odio che quando eravamo piccoli non potevamo permetterci perché troppo minacciosa.
Oggi però questa minaccia non è più reale, possiamo assumerci la responsabilità dell'odio che ci portiamo dentro.
L'odio ci riguarda, riguarda ognuno di noi. Ma questo non vuol dire che siamo tutti irrimediabilmente cattivi, perché ognuno di noi ha in sé la capacità di trasformarlo.
Solo se riusciamo a pensare che l'odio ci riguarda, avendo il coraggio di conoscerlo, di attraversarlo, ci regaliamo la possibilità di ritrovare dentro di noi l'odio che ci ha riguardato, il dolore che abbiamo provato.
Solo così possiamo provare a ricostruire quell'unione, interrotta tanto tempo fa, con la nostra parte più profonda.
Possiamo scegliere, ogni giorno, con coraggio di diventare più umani, più autentici: sicuramente non perfetti, non sempre e solo buoni, ma sicuramente più veri.
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