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Lo scioglimento dell'odio

di Alessandro Santini


Premessa

Fin qui abbiamo esposto, speriamo in maniera chiara, che cosa intendiamo noi per odio, come si origina, le funzioni che assolve e i danni che provoca nella persona, nella coppia, nella famiglia e nella società.

È bene ricordare che l'odio, allo stesso modo dell'amore, ha in se qualità sia positive che negative. L'odio difensivo del bambino che si chiude per non morire di dolore è un esempio di qualità positiva dell'odio; l'amore possessivo rappresenta invece un esempio di qualità negativa dell'amore.

Nel discorso che segue, faremo riferimento all'odio distruttivo e quindi alle qualità negative dell'odio e a ciò che ci danneggia. Tenterò di farvi vedere come sia possibile, attraverso un progetto personale, trasformare l'odio distruttivo in capacità amorosa.

La cornice di riferimento della mia esposizione è costituita dal contributo teorico e metodologico fornito da Antonio Mazzetti e Laura Rita, rispettivamente presidente e vicepresidente dell'Arcano. Loro due e Federico Navarro mi sono stati di grande aiuto negli ultimi venticinque anni, e mi hanno insegnato moltissime cose. Grazie a loro oggi sono qui a passarvi ciò che ho imparato nel mio cammino di evoluzione spirituale.

Prima di cominciare, vorrei invitare chi fosse interessato ad approfondire l'argomento che stiamo trattando, a consultare il libro Briciole di coscienza, scritto da A. Mazzetti e L. Rita, e a visitare il sito dell'Arcano. (www.ass-arcano.it)

Nella nostra prospettiva, il progetto per lo scioglimento dell'odio distruttivo prevede diversi passaggi che presentano una certa sequenzialità, ma che si ripercorrono molte volte come in una spirale.

Ad esempio, quando ho iniziato il lavoro su di me, ho anche fatto una scelta: ho accettato, almeno in parte, di essere responsabile della mia sofferenza. Ma questa scelta l'ho rinnovata moltissime volte a un livello evolutivo sempre più alto.

Un altro esempio: ho lavorato moltissimo sul mio odio, ma ci sono ritornato più e più volte e chissà quante volte ancora ci ritornerò. Perché ogni volta puoi fare un pezzetto, non ci si può liberare dell'odio in una sola volta!

Primo passaggio: decidere di intraprendere un cammino spirituale

Il primo passo è sempre quello più delicato, anche se non il più difficile, e richiede una scelta coraggiosa.

La Vita ci propone sempre un'occasione per entrare in contatto con il nostro odio: una malattia, un lutto, un insoddisfacente rapporto col partner o con i figli.

Talvolta volte è un lavoro che disprezziamo o amicizie che ci fanno male.

Tali esperienze sono potenzialmente in grado di cambiare la vita facendo maturare nell'individuo la voglia di intraprendere un cammino di evoluzione spirituale.

Scelta coraggiosa significa che accetto, con umiltà, di essere responsabile della mia sofferenza rinunciando a incolpare gli altri o il destino o Dio.

Questo è il principio presente nel Manifesto dell'Arcano in cui si afferma che ciascuno è responsabile delle proprie azioni e situazioni.

Far proprio tale principio significa mettersi sulla strada giusta per riappropriarsi del potere interiore e cambiare in meglio la nostra vita.

Secondo passaggio: scegliere una guida

Il secondo passaggio consiste nella scelta di farsi aiutare da qualcuno che abbia lavorato seriamente per trasformare il proprio odio distruttivo.

Personalmente ho sofferto per decidere di farmi aiutare. È stato il primo lavoro sull'orgoglio che mi ricordo. Chi odia, infatti, è sempre molto restio a chiedere aiuto perché è convinto, dentro di sé, di non aver bisogno di nessuno.

Quindi, anche qui ci vuole un po' di sana umiltà, necessaria per indebolire una convinzione interiore che ci danneggia pesantemente.

La scelta della persona "giusta", per quel particolare momento della vita, è una scelta che, anche se può sembrare casuale, dipende da ciò che si è pronti ad affrontare, vivere e sperimentare per la propria crescita personale.

Una volta compiuta ci si può dedicare completamente alla ricerca dei propri malanni interiori e rinascere a vita nuova.

Terzo passaggio: evidenziare l'odio rimosso

Il terzo passaggio, dunque, è evidenziare chiaramente a se stessi il proprio odio distruttivo, che è rimosso profondamente nell'inconscio.

Utilizzo il verbo evidenziare proprio perché tale odio è non evidente, cioè nascosto, ed è necessario prima di tutto riuscire a vederlo con chiarezza per conoscerlo e poi riconoscerlo.

Nascosto significa che sfugge alla coscienza e che si è inconsapevoli di odiare se stessi, gli altri e la vita.

Per scegliere in libertà di affrancarsi dal proprio odio distruttivo è assolutamente necessario esserne responsabili e rendersi pienamente conto delle continue scelte malsane che quotidianamente vengono compiute.

È un lavoro di continua ricerca spirituale che non conosce soste, tranne quelle per un giusto riposo, e che richiede grande dedizione, coraggio, astuzia e costanza, ma che ripaga con sentimenti di amore e di serenità.

Per effettuare tale lavoro di evidenziazione e responsabilizzazione, noi proponiamo, negli incontri con i nostri allievi, sia una serie di esercizi corporei (reichiana) sia un'approfondita analisi degli aspetti caratteristici personali dell'allievo, analisi che trae spunto dalle problematiche esistenziali presenti nell'allievo stesso e verbalizzate durante gli incontri.

Perché utilizziamo questo duplice approccio? Vi ricordo che noi consideriamo l'odio distruttivo un sentimento profondamente ancorato nell'animo, nella psiche e nel corpo, costituente una corazza estremamente rigida che blocca la vitalità dell'intero essere.

Il termine corazza è stato introdotto da Wilhelm Reich per descrivere la struttura biofisica dell'essere umano nevrotico. L'uomo corazzato presenta una serie di blocchi energetici che impediscono il libero fluire dell'energia biologica e, tale condizione, ha importanti conseguenze negative sia a livello fisico sia a livello mentale ed esistenziale.

Noi crediamo che l'odio distruttivo, nelle sue varie forme, sia ancorato nei blocchi energetici, e la funzione fondamentale del lavoro corporeo sia esattamente quella di liberare l'odio rimosso trattenuto nei blocchi e prenderne coscienza.

Per farvi capire concretamente cosa sia un blocco energetico vi faccio qualche esempio. Vi sarà certamente capitato di osservare le caratteristiche fisiche delle persone che incontrate.

Per esempio, ci sono alcune donne, anche giovani, che dal collo fino alla vita sono longilinee e che poi presentano un grosso rigonfiamento ai glutei e alle cosce. Questa è quella condizione che viene chiamata cellulite.

Dal punto di vista energetico, siamo in presenza di una stasi o ristagno energetico che interessa la zona pelvica, cioè il bacino. È un blocco energetico al livello pelvico.

Un altro esempio: ci sono persone che hanno i muscoli delle mascelle esageratamente vistosi e rigidi, veramente duri. Qui siamo in presenza di un tono muscolare eccessivamente ipertonico, che indica un blocco energetico al livello della bocca.

Ultimo esempio: alcune persone hanno un collo tozzo e corto, molto rigido; altre sembrano che abbiano la testa incassata nelle spalle. In questi due casi, siamo in presenza di un blocco che interessa il livello energetico del collo.

Ho utilizzato degli esempi appariscenti per farvi capire intuitivamente il concetto di blocco, ma tenete presente che i blocchi energetici possono essere molto più sottili e non immediatamente visibili ad un occhio inesperto.

Comunque, il concetto essenziale è che il blocco è determinato storicamente ed è espressione di eventi traumatici infantili, le cui emozioni sono trattenute e congelate nel corpo.

Per quanto riguarda invece la parte verbale degli incontri con l'allievo, noi crediamo che le parole usate per descrivere gli stati d'animo personali e gli avvenimenti quotidiani problematici, consentano, nel tempo, di evidenziare e quindi di rendere consapevoli all'allievo stesso, i difetti e i modi in cui ci si odia e si odia.

I sensi di colpa, il risentimento, l'auto disapprovazione, la critica, il biasimo, la disistima e la vergogna sono alcuni esempi di odio distruttivo per se stessi e gli altri. È fondamentale liberarsi di tutto ciò per vivere serenamente e partecipare con gioia al fluire della Vita.

Quarto passaggio: entrare in contatto e rivivere il proprio dolore

Il passo che segue è estremamente delicato perché con esso si entra in contatto con la radice di tutti i meccanismi difensivi, compreso l'odio rimosso: si tratta di vivere il dolore infantile che non si è potuto sostenere da bambini, in una condizione d'immaturità e di fragilità.

Quali sono i dolori infantili? E da quali esperienze nascono?

Le esperienze di vita più delicate per lo sviluppo dell'essere umano sono il periodo embrionale e fetale, la nascita, l'allattamento, lo svezzamento e i successivi tre - quattro anni.

Le esperienze di vita, infatti, più sono precoci e più costituiscono imprinting profondi, modalità di risposta automatica agli eventi che entrano a far parte della vita inconscia.

Alcuni esempi di dolore per un essere umano in quest'arco di vita possono essere: un utero freddo (poco energetico) e non accogliente, minacce di aborto, una nascita violenta, un parto cesareo, un allattamento angoscioso, freddo e non amoroso, uno svezzamento troppo precoce e poco affettivo, la carenza di empatia della madre, l'incapacità di un valido sostegno affettivo familiare, un conflitto tra i genitori.

Questi sono tutti eventi traumatici per un bambino. Simili esperienze procurano un dispiacere profondo e un dolore insopportabile che un bambino non è in grado di elaborare.

È per tale motivo che il bambino si difende con la chiusura, l'odio difensivo di cui abbiamo parlato prima. Questo è l'unico modo per non sprofondare in un dolore straziante.

Chi ha vissuto simili esperienze costruisce in sé l'illusione di poter avere in futuro l'amore che gli è mancato da bambino, e da adulti, tale illusione, seppellita anch'essa nell'inconscio, ci porta a vivere il presente come una proiezione del passato.

Ecco allora che si cerca di colmare il vuoto della mancanza d'amore nei rapporti con il partner, il figlio, il datore di lavoro, l'amico e via dicendo.

E questo è anche il motivo per cui nascono all'interno della coppia, e nelle relazioni interpersonali in genere, conflitti, insoddisfazioni, tensioni che portano in alcune situazioni anche alla separazione, e via dicendo.

Vorrei farvi un esempio: se un uomo ha avuto una madre dura e acida, poco amorosa, probabilmente ricerca nella propria partner quella dolcezza e quell'accettazione amorosa che gli è mancata.

Tuttavia, nelle sue relazioni non è mai riuscito a soddisfare questo suo bisogno e, anzi, ha sempre finito con l'incontrare donne fredde e poco inclini alla dolcezza dell'intimità. Sembra dunque ripetersi ciò che è accaduto nell'infanzia.

Continuando così la vita affettiva di quest'uomo, dal punto di vista della vita di coppia, sarà sempre un inferno.

Ma se lavorerà per prendere coscienza del proprio passato e del proprio odio distruttivo rimosso, e se affronterà il dolore della rinuncia alla ricerca di ciò che gli è mancato, allora potrà disporsi a perdonare la madre e imparare ad amare le donne che gli saranno vicino senza odiarle per i loro limiti.

Prima di passare alla prossima tappa, è importante sottolineare che nello svolgimento di tale percorso evolutivo, bisognerà sempre fare i conti con la paura di entrare in contatto col proprio odio distruttivo e con le sensazioni d'isolamento, abbandono, rinuncia e dolore.

L'importante è accettare la propria paura e perdonarsela. Con calma e pazienza viene il tempo in cui l'allievo matura e riesce a piccoli passi ad attraversare la paura e il dolore.

Quinto passaggio: il perdono

Adesso è arrivato il momento di perdonare chi ci ha arrecato tanto male.

Non si può amare veramente se prima non si perdona, e così come non si può amare autenticamente e profondamente gli altri se non si è capaci di amare se stessi, così non si può perdonare se prima non abbiamo imparato a perdonarci i nostri difetti e il nostro odio vendicativo e distruttivo.

Infatti, lavorando sull'odio abbiamo iniziato a vedere e sentire, quanto desiderio di vendetta abbiamo nei confronti di chi ci ha offeso e umiliato, ma iniziamo pure a vedere quanto male ci facciamo odiandoci.

Cominciamo così a prendere sempre maggiore coscienza che ci comportiamo con noi stessi e con gli altri nello stesso modo in cui siamo stati trattati da bambini.

Questa presa di coscienza è veramente dolorosa, ma, nello stesso tempo, apre quel cuore che per lungo tempo è rimasto intrappolato dalle catene dell'odio.

È qui che possiamo iniziare quel processo lungo e delicato che chiamiamo perdono. Anzitutto, è bene comprendere che il perdono serve a chi lo da e non a chi lo riceve, ed è diverso dal condonare e dal perdono cattolico.

Serve a chi lo da perché si liberi responsabilmente dal proprio risentimento accumulato negli anni, ed è un processo attivo che coinvolge colui che lo da con tutto se stesso.

Esso ha inizio con la decisione di perdonare. Ciò vuol dire che io posso anche non sentirmi in grado di perdonare per l'offesa che ho ricevuto, ma mi dispongo a farlo, anche se non so ancora come.

L'inizio è una decisione cosciente: ho fiducia che il perdono sia la chiave di accesso per la mia liberazione fisica, psichica e spirituale.

Noi possiamo essere disposti a perdonare perché abbiamo incominciato a scoprire, attraverso il lavoro su noi stessi, l'odio distruttivo di cui siamo stati fatti oggetto, l'odio e l'orgoglio che abbiamo costruito in noi stessi per difenderci dal dolore, la paura di entrare in contatto con tutto ciò e il dolore infantile della mancanza d'amore.

Ma, come affermavo poc'anzi, è necessario perdonarsi il proprio odio vendicativo e per far ciò possiamo guardare i nostri difetti comportamentali e il nostro odio con benevolenza e amore, consapevoli che la loro funzione infantile ci ha salvato da un dolore troppo grande, non sopportabile allora.

Sviluppiamo così, passo dopo passo, un'autentica comprensione e compassione per la sofferenza del nostro bambino interiore e riviviamo il suo dolore con la nostra parte adulta sana.

Come ci ha insegnato Louise Hay, ci rivolgiamo al nostro bambino interiore con affermazioni positive di amore, approvazione e accettazione, perdonandolo e dandogli fiducia. Diciamo a noi stessi che benediciamo con amore il nostro passato, i nostri difetti e le nostre parti negative e le lasciamo libere di andare via da noi.

Sviluppiamo il crescente amore per noi stessi e coltiviamo la fiducia nel perdono, così da incoraggiare il nostro bambino interiore a esprimere le proprie emozioni di odio e di dolore che non ha potuto esprimere nel passato.

Adesso, con tutta la gentilezza e la fermezza che possiamo, facciamo progetti e creiamo strategie amorose per entrare sempre più profondamente nel processo odio - dolore - perdono.

Considerazioni conclusive

Le offese e le umiliazioni che abbiamo ricevuto da bambini non fanno parte di un progetto genitoriale cosciente: nessun padre e nessuna madre hanno deciso a tavolino come distruggere la vita dei propri figli.

I nostri genitori hanno fatto per noi quello che hanno potuto, sulla base dell'insegnamento che hanno ricevuto quando erano bambini.

Se i nostri genitori hanno vissuto in un ambiente familiare che non gli ha favorito l'amore per se stessi, la gentilezza, la fermezza e la comprensione, allora come avrebbero potuto insegnarcele?

La nostra ignoranza di sentimenti positivi non può essere certamente colmata da un progetto vendicativo e dal costante risentimento per ciò che non abbiamo avuto da bambini.

Per noi soltanto il continuo processo odio - dolore - perdono può disporci verso la costruzione e lo sviluppo di sentimenti positivi che ci rendano veramente liberi e partecipi della Vita.

Coltiviamo la fiducia e l'amore per noi stessi, perché la natura e tutti noi siamo figli amati dell'Universo Divino.

Voglio concludere il mio intervento citando alcune frasi di Louise Hay che potete trovare nel suo libro Il potere è in te:
"Personalmente, considero l'amore come una forma di apprezzamento: quando parlo dell'amore per noi stessi, intendo appunto apprezzarci così come siamo: con le nostre particolarità, perplessità, incapacità di fare tutto per bene, ma anche con le bellissime qualità che ognuno di noi ha. Si dovrebbe accettare tutto insieme, incondizionatamente. Sfortunatamente, molti di noi non si amano, a meno di non perdere i chili in più, avere il lavoro desiderato,… ecc … così facendo, pongono condizioni al loro amore. È possibile cambiare: ognuno può amare se stesso così come è!
… La Bibbia scrive: "Ama il prossimo tuo come te stesso." Troppo spesso dimentichiamo le ultime due parole: te stesso. Non possiamo infatti amare nessuno se non vogliamo bene a noi stessi: e questo è il dono più bello che possiamo farci. Quando ci amiamo, non possiamo in alcun modo farci del male, né altri potranno farne a noi. … Raggiungere la pace interiore: questa è la mia ricetta per il mondo. Noi tutti abbiamo l'energia per raggiungere tale obiettivo, per amarci, comprenderci, perdonare e avere pietà. L'amore è una scelta, come l'odio, la rabbia o la tristezza: possiamo attuarla o meno."



        Grazie






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