L’Ego e il Bambino interiore
Di Antonio Mazzetti

Indice

L’Ego

L’Io falso o Ego probabilmente è inesistente al momento del concepimento e viene formandosi pian piano nella fase intrauterina, in cui ripercorriamo l’intera filogenesi, per poi continuare a formarsi nel corso della vita; tuttavia più lo sviluppo dell’individuo è vicino al suo concepimento più la presenza successiva dell’Ego sarà forte, inconscia e condizionante.

In pratica l’Ego si forma nell’utero, alla nascita e nei primi cinque anni di vita del bambino.

Ma vi è un’altra caratteristica essenziale dell’Ego, e cioè che esso si forma sulla base delle esperienze vissute nelle relazioni fondamentali con la madre e con il padre, ove la madre rappresenta la relazione più profonda e viscerale esistente.

Vorrei farvi riflettere sulla quantità e sull’importanza delle esperienze vissute con la madre e il padre nella primissima infanzia della nostra vita. Per far ciò non possiamo basarci sui nostri ricordi assai deboli e scarsi, ma utilizzando il meglio della cultura psicoanalitica, antropologica, filosofica, religiosa, e attraverso un uso funzionale, in senso reichiano del termine, della nostra ragione, possiamo ricostruire il nostro vissuto anche attraverso i vissuti odierni, che ne sono diretta conseguenza.

Fin dal concepimento introiettiamo la relazione con nostra madre, assorbendone ogni espressione, ogni singolo stato d’animo, ogni suo momento di felicità e ogni sua disperazione, con una intensità totale poiché siamo assolutamente aperti e privi di ogni corazza difensiva.

Un tale assorbimento determina nel feto e poi nel bambino sensazioni, emozioni e sentimenti corrispondenti che pian piano si strutturano e ne condizionano i comportamenti futuri: ossia tali strutture determinano il nostro Ego.

W. Reich parlerebbe di corazza muscolare e caratteriale, A. Mercurio parlerebbe dell’Io fetale e dell’Io psichico, S. Freud invece parlerebbe dell’Io e del Super Io.

Ma a tutto ciò va aggiunto un’altro fattore fondamentale, e cioè che nell’Ego noi inseriamo soprattutto l’identificazione coi nostri genitori introiettati, identificazione quasi sempre sconosciuta e rinnegata.

Faccio un esempio per intenderci: quando parliamo o sentiamo dei sensi di colpa, vi è una parte di noi che ha agito o non agito qualcosa mentre un’altra parte di noi ci giudica, ci condanna ecc. e fa sentire in colpa la parte che ha agito o pensato di agire.

La parte di noi che ci accusa è la voce genitoriale che abbiamo introiettato nell’infanzia e che spesso non riconosciamo più come tale attribuendola invece a parti sane di noi stessi.

In altre parole possiamo affermare che ogni volta che ci:

non stiamo facendo altro che ripetere nella sostanza tutto quello che abbiamo già dovuto subire dai nostri genitori quando eravamo piccoli, con l’aggravante che ora siamo noi a farcelo.

Quanto detto sopra si può condensare dicendo che ci odiamo profondamente e lo facciamo nello stesso modo in cui ci hanno odiato i nostri genitori proiettando su di noi fanciulli i loro stessi genitori.

Tutto ciò avviene in forma inconscia e negata poiché ciascuno di noi è fermamente convinto di essere diverso dai propri genitori e di non voler mai commettere le stesse violenze e cattiverie commesse da loro nei nostri confronti.

Questa è un’illusione o come direbbe A. Mercurio una grande menzogna esistenziale, che nasce dalla necessità di proteggere il dolore che i genitori ci hanno causato nell’infanzia e che allora abbiamo incistato con i meccanismi difensivi per non morirne, nascondendoli in forme esteriori assai differenti da quelle dei nostri genitori per non riconoscercisi oppure rimuovendoli totalmente dalla coscienza.

Così facendo giustifichiamo il loro comportamento poiché facendolo nostro lo riteniamo giusto, valido, eticamente irreprensibile e comunque indispensabile alla vita.

Allora non potemmo fare diversamente, ma oggi, imparando ad affrontare il dolore incistato e a perdonare i nostri genitori, noi possiamo separarci e disidentificarci da loro, divenendo sempre più ciò che vogliamo veramente essere.

Il Bambino interiore

Withfield ha scritto un libro intitolato proprio Il bambino interiore, un libro che è assai interessante nei concetti, ma lo è un po’ meno nella scorrevolezza e nella prospettiva proposta in alcune sue parti.

Egli afferma che il concetto di bambino interiore è molto antico, recentemente lo hanno usato diversi studiosi tra cui Jung che parla del bambino divino, la Miller e Winnicott con il vero Io, Louise Hay in molti suoi libri ecc.

Withfield afferma nella sua introduzione che «il Bambino interiore è quella parte viva, energica, creativa e soddisfatta presente in ciascuno di noi; è il nostro io reale, quello che siamo davvero. Nella maggior parte dei casi, genitori e società ci aiutano inconsapevolmente a rinnegare questa parte; se non le viene lasciata libertà di espressione, emerge al posto suo un Io falso e co-dipendente. Cominciamo così a vivere in posizione di vittime».

Siamo assolutamente d’accordo con lui. Anche sul collegamento fatto da lui e da altri (vedi la Hay) tra Bambino interiore e parte spirituale dell’individuo.

Che cosa è il Bambino interiore per noi: Esso è (come afferma Winnicott) il nostro vero Io, ossia quella parte autentica che ciascun essere umano possiede e che attinge al Sé vitale.

Questa parte viene amorosamente accudita, protetta, e aiutata a sviluppare il proprio potenziale umano e creativo, dalla (poca) parte amorosa che c’è in ogni padre e soprattutto in ogni madre viventi.

In altre parole, non esiste essere vivente che, in quanto tale, non abbia in sé una parte seppur minima di autentico amore umano giacché altrimenti non potrebbe che essere morto.

Tali parti dei genitori, amorose e autenticamente sane, seppur piccole e nascoste in profondità, favoriscono comunque lo sviluppo parziale psicofisico e spirituale del nostro Bambino interiore.

Ma accanto a queste parti amorose, vi sono parti genitoriali piene di odio e orgoglio spesso nascosto, parti e difetti caratteriali negate dai genitori stessi, che odiano la vitalità del bambino, la sua esuberanza, la sua creatività cosi come è stata odiata la loro e ne impediscono il sano sviluppo, bloccandone parecchi aspetti della sua persona obbligandolo a diventare simile a loro o come essi lo vogliono.

In altre parole il Bambino interiore è quella parte di noi che definiamo Io reale, che si è potuta sviluppare fin quando ha potuto, nell’amore dei genitori, ma che non ha potuto completare il proprio sviluppo a causa delle offese alla persona da parte dei genitori e della società.

Nelle situazioni in cui al bambino viene impedito di esprimersi liberamente (vedi pianto, aggressività, sessualità, vivacità ecc.), nelle quali viene offeso e umiliato profondamente, egli usa tutte le difese umane antiche e moderne,che noi raggruppiamo sotto la categoria generale di odio e orgoglio, per non soccombere e morire, come a troppi fanciulli ormai accade, poiché la dipendenza del fanciullo dall’amore materno è, per qualità e quantità è la dipendenza più vasta e forte che c’è nel regno animale.

Pertanto ne risultano estremamente forti e pesanti l’offesa, l’umiliazione e le ferite causate dalla mancanza di amore materno e paterno autentico e naturale.

Ne consegue che il Bambino interiore oltre a essere il Vero Io reale gioioso, allegro, creativo e sereno è anche disperato, angosciato, rabbioso laddove è stato offeso ma come risposta reale, istintuale alle situazioni della vita, non come difesa caratteriale che invece fa parte dell’Ego.

Il fissarsi di tali risposte nella mente, nei blocchi corporei (Reich), nell’inconscio del bambino, iniziano poi a divenire risposte reattive e non più risposte alla situazione reale dell’adesso (Tolle) che la vita ci propone. Il processo di fissazione si rinforza a ogni offesa successiva e diviene pian piano un meccanismo difensivo reattivo autonomo e obbligato.

L’autenticità del Bambino interiore è andata perduta ovunque si sia installato l’Ego.

Le difese di odio e orgoglio, contro l’odio e l’orgoglio materno, simili nella sostanza ma diverse nella forma esteriore, si vanno cronicizzando prendendo il comando della mente dell’individuo proprio nei periodi più delicati in cui la mente si sta formando trasformando la mente stessa nella più ostinata arma a difesa dell’Ego e della falsa coscienza.

Possiamo quindi affermare che il bambino interiore è quella parte autentica e naturale di noi che risponde e partecipa alla vita con risposte autentiche, semplici e adeguate alla realtà siano esse amorose o distruttive.

Quello che differenzia il Bambino interiore dall’Ego è che le risposte dell’Ego invece sono meccaniche, obbligate, reattive ma soprattutto costruite nel passato quando eravamo assai più indifesi e le situazioni erano assai diverse.

Il Bambino interiore risponde solo al presente e tenendo conto solo della situazione attuale, l’Ego risponde alla situazione attuale come abbiamo risposto in situazioni similari quando eravamo molto poco forti e assolutamente dipendenti, perdendo spesso totalmente la realtà del presente. È evidente allora che il nostro Bambino interiore non si esprime quasi mai nel nostro quotidiano, che è governato e tiranneggiato dal nostro Ego.

Nasciamo quasi totalmente liberi, allegri, gioiosi, dai nostri occhi si percepisce la nostra anima, poi pian piano si costruisce l’Ego come risposta difensiva all’odio e alla violenza presente nel mondo e agìta dai nostri genitori in modo inconsapevole e da loro stessi negata.

Il bambino interiore è aperto e in costante comunicazione con l’universo e il mistero dal quale proviene, l’Ego al contrario è chiuso nell’orgoglio e nell’odio distruttivo, anche se usa infinite maschere comportamentali per nasconderlo e nasconderselo.

Quindi lo sviluppo naturale del Bambino interiore è stato interrotto almeno in parte, ed esso si è ritirato e nascosto alla nostra vista e alla nostra coscienza, per sfuggire all’odio dei genitori prima e all’odio del nostro Ego identificato con essi dopo.

Nell’ottica di un percorso evolutivo di crescita personale, secondo noi è necessario tener presenti i seguenti punti:

  1. conoscere e riconoscere il proprio ego come qui teoricamente definito;
  2. riconoscere, con l’aiuto di una guida, le parti del nostro Ego identificate con i genitori introiettati, attraverso le quali in modo inconscio ci odiamo continuamente;
  3. l’odio parte dall’Ego verso il Bambino interiore, cioè tra parti della stessa persona, attraverso quello che Louise Hay chiama il dialogo interiore;
  4. riconoscere quanto il proprio dialogo interiore sia spesso sovraccarico di pensieri negativi contro noi stessi, assai difficili da scoprire;
  5. osservare, con l’aiuto di una guida, tutte le volte in cui nel nostro dialogo interiore ci giudichiamo, ci condanniamo, ci colpevolizziamo, ci disprezziamo, ci puniamo, siamo delusi di noi stessi ecc. In una parola sola ci odiamo, odiamo il nostro bambino interiore esattamente come hanno fatto i nostri genitori, perché odiamo ogni nostra debolezza e fragilità, impedendoci così di poter evolvere e uscire dalla fragilità e debolezza infantile.

È necessario comprendere bene che il dialogo interiore, che comprende molti pensieri negativi carichi di odio per sé stessi, ci è quasi totalmente sconosciuto e sfugge continuamente alla presa di coscienza. Occorre quindi un lavoro costante e attento per scoprire tali pensieri negativi e distruttivi per l’autostima personale, nei discorsi dei nostri pazienti, per evidenziarli e gradualmente trasformarli in pensieri positivi e amorosi.

I pensieri negativi rinforzano quotidianamente l'odio e l’orgoglio dell’Ego, mentre quelli positivi rinforzano l’amore e l’autostima del Bambino interiore spostando la forza e l’energia da una parte all’altra di noi stessi; la forza energetica è la stessa, ma l’uso differente che le due parti di noi ne fanno la rende totalmente differente e gli effetti che ne derivano totalmente opposti.

Riassumendo, le tappe metodologiche da noi proposte possono così sintetizzarsi:



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