Antonio Mercurio

Avidità e invidia


di Antonio Mazzetti

L'avidità

L'avidità e l'invidia distruttiva sono molto diffusi nella società moderna. Per Antonio Mercurio ciò è dovuto al fatto che molti individui restano fissati alla fase orale vissuta negativamente. Molti individui, nutriti da madri falliche e divoranti che li hanno nutriti soprattutto per possederli e divorarli (spesso si sentono madri che dicono ai propri figli "ti mangerei di baci" e per gioco mimano benissimo l'atto di farlo), ora, questi individui diventati adulti, debbono vendicarsi divorando e distruggendo tutto quello che è alla portata delle loro bocche affamate (vedi l'attuale consumismo sfrenato).

Nella fase orale e forse nella vita intrauterina, dice Mercurio, l'IO ORALE è una bocca elefantiaca che si pone al centro dell'universo materno e poi al centro dell'universo intero. L'Io elefantiaco e megalomanico ha sempre fame. Più si gonfia e più ha fame. Fame di cibo, fame di potere, fame di riconoscimenti, fame di successo.

La vita come furto inizia già nel primo rapporto tra la madre e il figlio. La madre ruba energie al figlio risucchiandolo e traendo da lui lo scopo della sua vita, anzichè dal proprio progetto del sé, oppure disponendo finalmente del maschio soggetto totalmente alla sua volontà, proietta su di lui il padre da possedere a proprio piacimento. Sulle le figlie femmine scattano proiezioni e aspettative differenti che comunque ottengono risultati equivalenti sul loro sviluppo.

In ogni caso (tornando a Mercurio) la madre nutre il figlio per poi divorarlo. Il figlio poi diviene a sua volta divorante e l'avidità dilaga. Le modalità più frequenti per divorare il figlio, anche se ne esistono moltissime, sono la modalità possessiva e quella abbandonica. Ma quella che domina su tutte è quella sadomasochistica. In essa la madre prima è sadica e divora , poi è masochistica e si lascia divorare. Il figlio prima è masochista e si fa divorare, poi diventa sadico e divora, e se non può divorare, comunque si vendica e distrugge.

In questa società consumistica c'è qualcuno che prima non sia stato divorato e oggi non divori? Ricordate ad esempio situazioni tra genitori e figli che si drogano e come tali relazioni possano ben rappresentare quanto sopra descritto.

La soluzione è uscire dall'avidità, che è distruttiva, per approdare alla reciprocità e alla condivisione che è amore e creatività.

Caratteristiche dell'avidità

Vediamo ora altri punti importanti di cui Antonio Mercurio parla nel trattare dell'avidità dell'uomo. L'avidità è una delle contraddizioni di fondo dell'essere umano e ciò è dovuto alla presenza dei seguenti opposti:

Orrore del vuoto perché l'avido non può sentire il vuoto dentro di sé, ed è costantemente indaffarato a trovare il modo di riempire costantemente la sua vita con una attività frenetica e incessante. D'altro canto chi è avido non può tollerare il pieno, perché non potrebbe più lamentarsi continuamente ed è il lamento il modo più abituale per illudersi di colmare il vuoto.

Il lamento altresì è indispensabile per chi ha deciso di coltivare il piacere sadomasochistico. Il piacere sodomasochistico è frutto della scelta di una visione malsana della vita o di un progetto vendicativo.

Progetto vendicativo e ferita narcisistica

La vendetta comporta sempre un grosso piacere per l'orgoglio ferito, ma è un piacere che presto si trasforma in espiazione autopunitiva. Il primo piacere è sadico il secondo è masochistico.

Il progetto vendicativo può nascere a seguito di una ferita narcisistica da trauma o può nascere a seguito dell'immensa pretesa dell'io megalomanico. Che cosa è l'io megalomanico di cui parla Mercurio?
Megalomanico significa affetto da megalomania, ossia da comportamento caratterizzato da presunzione, vanità e orgoglio eccessivi.

Ha quindi la pretesa di considerarsi il centro dell'universo (dice Mercurio) a cui tutti devono inchinarsi è inevitabile che l'Io si senta offeso e decida di vendicarsi contro chi non si assoggetta alle sue pretese. Mercurio quindi fa distinzione fra ferita narcisistica di origine traumatica e l'offesa all'orgoglio, che nasce dalla deprivazione di un pieno che l'io fetale o l'io infantile avrebbero dovuto esperire nell'utero o nell'allattamento e non hanno potuto esperire a causa di una carenza materna.

In questo caso l'io ritiene di aver subito una grave ingiustizia verso i suoi bisogni biologici, psichici ed esistenziali. Questo porta al bisogno della vendetta invece che portare al bisogno di una sana riparazione. La rabbia e l'odio che si scatenano nell'Io sono tanto grandi da far sí che l'unica riparazione possibile desiderata sia la distruzione dell'aggressore e non più la soddisfazione del bisogno insoddisfatto.

La ferita narcisistica è molto più grave se si somma alla ferita che tocca l'orgoglio e la megalomania di cui è dotato per natura ogni essere umano. Maggiore è la pretesa, maggiore sarà la ferita. La ferita narcisistica che colpisce l'Io nello stadio embrionale o fetale, ha una tale virulenza che impedisce all'io di nascere totalmente, l'io resta sempre legato allo stadio in cui è stato ferito e per lui esiste solo la sua ferita e la realtà legata alla sua ferita, qualunque altra realtà o non viene percepita o, se viene percepita viene annullata e distrutta.

L'io è rimasto in parte nell'utero, non è ancora nato. L'io Persona non è ancora nato per intero. In questa condizione l'io è sempre alla ricerca di quello che non ha avuto, ma quando lo ottiene è costretto a rifiutarlo e a svalutarlo. Nulla potrà mai ridare quello stato iniziale di pienezza che è stato desiderato (perché inscritto nel DNA) ma non è stato vissuto perché non c'era.

Un uomo quindi cui è mancato un sufficiente riconoscimento sin dal concepimento, avido quindi di riconoscimenti, che cerca nel successo, potere, gloria illudendosi di poter saziare la sua fame di riconoscimento che non può mai essere riempita in quel modo.

Un io pieno della pienezza dell'essere accetta tutto ciò che gli capita in ogni fase della vita, vivrà in pace, serenità e gioia. Assai pochi Io, oggi raggiungono ed esperimentano la pienezza dell'essere poiché molto pochi sono coloro che fanno qualcosa per conquistarsi la pienezza di cui parliamo, che può essere solo conquistata e non data. Mercurio continua affermando: l'avido è colui che non tollera la gioia perché dovrebbe rinunciare alla pretesa e al lamento, quindi al piacere sadomadochistico e al piacere della vendetta. Ma questa rinuncia comporterebbe necessariamente l'esperienza del vuoto e pochi sono coloro che accettano di fare questa esperienza.

Pertanto dobbiamo ricordarci e ricordare ai nostri allievi, aiutandoli a capirne i concetti, che l'avido è colui che per non affrontare il vuoto che si trova in lui stesso, tra la gioia e il piacere malsano sceglie sempre il piacere malsano. La gioia invece è frutto di una dura conquista mentre il piacere malsano è sempre liì a portata di mano e non richiede nessuna fatica. È importante sottolineare che gli allievi comprendono meglio tale concetto se riuscite a fargli differenti esempi sull'argomento.

Come l'avidità alimenta l'invidia

L'avidità è anche la matrice principale che alimenta l'invidia per gli altri visti come "pieni" di una pienezza che noi non sentiamo e non abbiamo. Questa supposizione rende insostenibile la presenza del vuoto che percepiamo in noi. È necessario quindi distruggere l'altro nell'illusione di negare la presenza del vuoto che è in noi.

L'avido quindi è colui che ragiona in questi termini: gli altri hanno tutto io non ho nulla, perciò devono morire. Naturalmente parliamo di morte psichica (rifiuto, disprezzo ecc.) e non di quella fisica. L'avido quindi si riempie di rancore confrontandosi continuamente con gli altri.

Colui che è avido non è mai contento né di quello che ha né di quello che è, non è mai centrato su se stesso, il luogo preferito è la mente raziocinante con la quale macina continuamente pensieri negativi, malcontento, insoddisfazione, rabbia e critiche distruttive contro di sé, contro gli altri e contro la vita. Questo è un modo terribile di dare continuamente la morte a sé stessi e agli altri.

Anche avidità e sete di potere vanno spesso insieme e generano invidia distruttiva.

Liberarsi dall'avidità e dall'invidia

Per liberarsene Mercurio ci consiglia di creare un nuovo modo di pensare, di essere e di agire basato sulle leggi della vita da ricercare e da rispettare con profondo impegno. Infine ci ricorda che nell'universo esiste la legge della reciprocità e che l'avidità è il suo opposto. Spetta a noi scegliere per la nostra vita se seguire l'avidità o ricercare la reciprocità e la condivisione amorosa.

Il mio consiglio è quello di assumere , nelle lezioni o nella vita, posizioni COSCIENTI ED ESPRESSE di avidità, per conoscerla ed assumersela come premessa fondamentale per decidere di scioglierla, lavorando poi a una autentica ricerca della reciprocità e della condivisione.

Vorrei inoltre ricordarvi che una autentica assunzione della propria avidità e della propria invidia si ottiene, come con qualunque aspetto negativo della nostra caratterialità, applicando costantemente l'insegnamento di Louise Hay di PERDONARSI ogni ricaduta, poiché altrimenti le nostre parti negative rinascondono alla nostra coscienza e noi continuiamo ad esserne complici anziché liberarcene.


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