Wilhelm Reich

Il pensiero funzionale. (ParteIII)


Di ANTONIO MAZZETTI

Sensazione e eccitazione

Per Reich tutto ha inizio dal problema di come la materia possa percepire se stessa. In altre parole il problema della sensazione.

La sensazione è il punto di collegamento tra l'Io e il mondo esterno. Le scoperte dell'analisi del carattere hanno dimostrato come la sensazione sia una funzione dell'eccitazione e che vi è dunque IDENTITÀ FUNZIONALE tra la quantità di eccitazione e l'intensità della sensazione.

La sensazione diventa, quindi, oggetto d'indagine scientifica-naturale.

La sensazione è una funzione della membrana di demarcazione che delimita un sistema vivente dal mare orgonico circostante ed è attraverso la membrana che il vivente comunica con tutti gli altri sistemi orgonotici.

Il meccanicismo

Proseguiamo il nostro discorso sul sistema meccanicista e mistico.
Il pensiero meccanicista ha come sua caratteristica essenziale il perfezionismo. Non sono ammessi errori, incertezze e le situazioni fluttuanti sono indesiderate.

Il meccanicista tenta di spiegare la realtà con modelli matematici esatti, mentre la natura è "inesatta", e non opera in modo meccanico ma FUNZIONALE, quindi il meccanicista tradisce la natura e si tira fuori da essa in modo assolutamente irreale.

Nella natura vi è un'armonia costituzionale che domina e permea tutto ciò che esiste. La civiltà meccanicista è il risultato di una perversione imposta alla natura dal carattere corazzato degli individui meccanicisti e dalla tecnica applicata da costoro. I processi naturali si distinguono, invece, per l'assoluta mancanza d'ogni specie di perfezionismo mantenendo, però, la regolarità delle loro funzioni. Infatti in una foresta cresciuta in modo naturale, funziona un principio di crescita omogeneo, tuttavia non vi sono due alberi, anzi non vi sono due foglie che sono fotograficamente identiche.

L'ambito della variazione (creativa) è infinitamente più vasto del campo dell'uniformità, nulla in natura può riportarsi al concetto di perfezionismo. Se riportiamo questo al problema della globalizzazione si può comprendere quanto esso è grave, profondo e può divenire devastante.

La libertà della natura intimorisce e terrorizza il meccanicista, che la vive come insicurezza profonda. Nelle sensazioni orgastiche l'uomo esprime la natura che è dentro di sé, entro il proprio corpo. Nel meccanicista corazzato essa si deve esprimere al minimo vitale possibile ed anche in modo ormai distorto. Quando il meccanicista lavora, lo fa con questa distorsione altrimenti rischia di entrare in contatto col terrore che le naturale sensazione produrrebbe nel suo biosistema.

Il misticismo

Differente è la posizione del misticista. Essa è simile alla posizione dell'animista, dice sempre Reich, la posizione di chi anima sempre la natura e gli oggetti che non conosce: Sole, Luna, Terra. Ma mentre l'animista proietta le proprie sensazioni orgonotiche all'esterno senza deformazioni (primarie), il mistico le proietta all'esterno innaturali e pervertite (secondarie).
Pensiamo ad esempio a Dio e al diavolo dei cattolici.

Il meccanicista non capisce in alcun modo i processi emozionali, sono a lui estranei; per il medico meccanicista, per esempio, le malattie funzionali non esistono. Il mistico, invece, attribuisce le emozioni all'anima ma costruisce un muro insuperabile fra corpo e anima, quindi perde il contatto con tutto ciò che provoca in lui eccitazione interna poiché entra nel panico. È quindi costretto a proiettare tali sensazioni come espressioni soprannaturali o bestiali da attribuire a Dio o al diavolo.

Sia il mistico sia il meccanicista quindi, per motivazioni differenti possono utilizzare le sensazioni come mezzo per saggiare la realtà.
Per esempio:
La luce per il meccanicista è la combinazione di sette colori.
Per il pensiero funzionale la luce è un fenomeno uniforme che solo DOPO l'intervento di un prisma o di un reticolo di pioggia (arcobaleno) si scinde nei sette colori.
La scienza usata in modo meccanicista deforma le funzioni della natura.

Altro esempio: gli esperimenti con i bambini.
Essi vengono collocati in situazioni artificiali, inoltre la loro personalità e capacità cognitiva è analizzata con l'ausilio di quadrati, triangoli, cerchi colorati. Questo tipo di osservazioni e le conclusioni che ne vengono tratte hanno la pretesa di essere "oggettive", ma in effetti sono ottenute con modificazioni artificiali della realtà.

È invece necessario studiare il bambino nel proprio ambiente.
È fondamentale studiare il corpo umano attraverso cellule vive e non morte.
Quando si modifica artificialmente la realtà, si manipola la natura e poi s'interpreta secondo le INCLINAZIONI CARATTERIALI di chi osserva. Si potrebbero ottenere risultati utili, inutili, ma anche assai dannosi.

L'individuo corazzato

Altro aspetto fondamentale riguarda l'affinità o la contrapposizione. Il pensiero funzionale predilige le affinità; il meccanicista invece le contrapposizioni. Per il meccanicista animale e uomo sono contrapposti e differenti, per il funzionalismo sono molto affini. L'organismo corazzato poi, sente il proprio organismo come costituito da singole parti, perché non sente ne percepisce l'unità organica.

Ogni impulso è costretto a penetrare attraverso la corazza e così instaura il TU DEVI.
Da ciò deriva la prevalenza e il comando del cervello sul corpo e ne consegue una gerarchia tra cervello e organi dove il cervello è il centro di comando. Ma ancor peggio, ogni impulso che deve superare la corazza, fa sorgere il bisogno di spezzare, rompere, distruggere, per raggiungere la scarica dell'impulso ed è così che ogni impulso si carica di distruttività.

È nella corazza che si cela la risposta al perché dell'odio e della distruttività dell'uomo. È nella corazza che troviamo il diavolo e l'inferno.

L'uomo corazzato è isolato dal contatto immediato con la natura, le persone e i processi naturali. Sviluppa perciò un contatto sostitutivo che è fondamentalmente caratterizzato dalla mancanza di autenticità. Ogni impulso d'amore si trasforma quindi, in crudeltà e odio che poi viene camuffato e nascosto.

Il senso del proprio corpo è diminuito e con esso è perduta la fiducia in se stessi, sostituita dall'inganno, le ostentazioni di apparenza, il falso orgoglio. L'autopercezione originaria e autentica è perduta. L'autopercezione cerca costantemente di infrangere la rigida barriera della corazza e genera a lungo andare brutalità da un lato e terrore profondo sperimentato come paura ogni volta che ci si rammenta del "Paradiso perduto".

Se si cerca, come sempre succede, di aumentare la moralità, le perversioni e la brutalità s'incrementano. Se si usa la brutalità per spezzare la moralità si otterrà una moralità ancor più severa (come nella Russia Imperialista del ventesimo secolo).

Per risolvere tale circolo vizioso è necessario fare molto, usando le parole di Reich:

"È ormai tempo di smetterla di addossare la colpa agli altri. È tempo di cercare il denominatore comune di quest'olocausto di pensiero confuso."

Il denominatore comune è che l'uomo si è separato dalla propria natura. Soprattutto dalla funzione biosessuale incentrata sullo sviluppo genitale. Bisogna smettere di fuggire da se stessi. La gente parla troppo, scrive troppo, sofistica troppo (RAZIONALIZZA TROPPO) allo scopo di coprire la propria vacuità interiore, allo scopo di chiudere il nocciolo della questione.

Le forze che si oppongono al decorazzamento

L'ultimo punto che affronteremo è la risposta al problema di cosa si oppone e rende così difficile il processo di decorazzamento e cosa lo rende anche così pericoloso.

La risposta risiede nel terrore che s'impadronisce dell'individuo allorché viene a contatto col suo nucleo biologico, con ciò che noi chiamiamo correnti plasmatiche. Questa reazione è chiamata ansietà orgastica, la quale non ha nulla a che vedere con la semplice fobia o ansietà nevrotica.

È come paragonare una inondazione che allaga milioni d'acri di terreno con la rottura di un tubo di una conduttura dell'acqua di casa nostra. L'ansietà orgastica è un'esperienza totalmente biologica da cui non è possibile nessuna ritirata. È sempre accompagnata dall'esperienza di una perdita totale della personalità e della sua capacità d'orientamento nella vita. È sempre accompagnata dal pericolo di un crollo completo.

L'individuo cade nel più completo disorientamento e nella più nera disperazione quando deve improvvisamente affrontare tutto il massimo vigore della propria bioenergia. Quindi il pericolo è costituito dall'incapacità del biosistema, rivestito di corazza, di far fronte alla forte bioenergia, sia quantitativamente, sia per la sua natura, completamente diversa come funzionamento del biosistema. L'incapacità genera quelle che noi chiamiamo "vertigini da libertà".

Il diavolo, per Reich, è l'insieme delle pulsioni secondarie dell'uomo, ossia è l'odio, la peste emozionale, le perversioni, la brutalità che la corazza lentamente, ma inesorabilmente, sviluppa nell'essere umano. Tutto ciò è mantenuto sempre in vita dal terrore quasi insopportabile che si sviluppa nell'instaurarsi della naturale armonia, un terrore che nel processo di eliminazione della corazza si manifesta nelle innumerevoli e fortissime resistenze che vi si oppongono.



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