Definizione
L'identificazione è quel processo psicologico con cui un soggetto assimila un aspetto, una proprietà, un attributo di un'altra persona e si trasforma totalmente o parzialmente sul modello di quest'ultima.
Mediante questo processo in uno o più aspetti del pensiero, del sentimento o del comportamento il soggetto interiorizza altre persone e diviene simile ad esse in certi aspetti del proprio modo di pensare, sentire o comportarsi.
Identificazione primaria e secondaria
La primissima identificazione, detta identificazione primaria, è quella del neonato con la madre che è la prima e più importante persona nella vita del bambino.
Osservazioni sperimentali dimostrano che in questo primissimo stadio il bambino non è in grado di distinguere se stesso dalla madre.
Quando lei è calda, amorosa e calma nelle sue interazioni con il neonato egli si sente bene come lei.
Al contrario se è irritata, tesa o angosciata anche il neonato ne risente. In pratica egli riflette lo stato della madre, è in totale identificazione con lei.
Normalmente il bambino prima o poi abbandona questa primitiva e totale identificazione e forma progressivamente altri tipi di attaccamenti identificandosi con altri attributi sia dei genitori sia di altri componenti della famiglia.
L'uscita dall'identificazione primaria è caratterizzata da un comportamento imitativo, come si può osservare in attività come il gioco, il gesticolare e soprattutto il linguaggio.
La stessa cosa si può osservare più avanti nella acquisizione di abitudini, ideali, interessi, hobbies e stili di pensiero. Questo per illustrare l'importanza dell'imitazione e dell'identificazione nell'evoluzione del bambino.
All'inizio i bambini di ambedue i sessi si identificano con la madre. In seguito essi imitano e si identificano con altre persone sviluppando così identificazioni secondarie. Il processo risulta chiaro ponendo attenzione al modo in cui ad esempio il bambino maschio già molto precocemente tenta di formare rapporti con un uomo importante del suo ambiente, di solito suo padre, ma a volte suo zio, un fratello maggiore.
Quando il bambino ha compiuto uno sviluppo tale che gli consenta di distinguersi dagli altri, cominciano ad emergere precise identificazioni secondarie. Secondo la psicanalisi questo tipo di identificazioni secondarie si riflette nel modo in cui i bambini risolvono la loro rivalità edipica rimovendo l'odio verso il genitore dello stesso sesso e identificandosi con lui.
Questa identificazione rafforza l'identità sessuale del bambino e consolida un rapporto di ammirazione per il genitore.
Sebbene il bambino di norma si identifichi col genitore dello stesso sesso vi sono sempre delle identificazioni parziali col genitore di sesso opposto e ciò spiegherebbe la mescolanza di tratti maschili e femminili in ognuno di noi.
Il ruolo dell'identificazione è comunque quello di diventare come l'altra persona, essere lo stesso, ricoprire il suo ruolo e imparare ad eseguire le sue funzioni.
Il carattere del bambino si modella in base alle identificazioni con i genitori e altre persone di rilievo nel corso dei suoi primissimi anni e attraverso di esse accetta e assimila i loro valori, credenze e modelli di comportamento.
Identificazione con l'aggressore
Anna Freud per prima nel libro l'Io e i meccanismi di difesa descrive un particolare tipo di identificazione, "l'identificazione con l'aggressore", osservando il fatto che tanto i bambini quanto gli adulti si identificano spesso con le persone che essi temono o odiano, soprattutto se simili persone sono in posizione di potere. Il bambino fa fronte a una persona minacciosa identificandosi con essa e padroneggiando quindi l'angoscia. Questo meccanismo è una componente primitiva nella formazione del super io.
Il bambino si identifica con le minacce di punizione dei genitori respingendo la minaccia che viene dall'esterno e identificandosi con la fonte di tale minaccia.
Le regole e il rispetto dei valori e dei divieti genitoriali viene così interiorizzato e tende ad organizzarsi come una specie di voce interna della coscienza. Si può così notare come al processo essenziale per la crescita dell'identificazione come emulazione si affianchi quello dell'identificazione in funzione difensiva.
Identificazione con l'oggetto perduto
Un altro tipo di identificazione molto diffuso è l'identificazione con l'oggetto perduto col quale il soggetto si difende inconsciamente dall'angoscia e dal dolore per la perdita di una persona amata identificandosi con essa e tenendo in piedi simbolicamente il rapporto.
La persona adotta caratteristiche, atteggiamenti e abitudini del defunto anche se prima erano estranee alla propria personalità, a volte produce gli stessi sintomi esibiti dalla persona durante la sua malattia. In sostanza si attenua il senso di perdita aggrappandosi all'immagine della persona perduta.
Tale perdita può essere dovuta alla morte, all'abbandono, alla fine di un rapporto di amore o di amicizia.
Questo è in forma sintetica quello che dice la psicanalisi sull'identificazione.
Il punto di vista dell'Arcano
Reich, suddivide i processi che portano alla formazione dell'armatura caratteriale in tre momenti fondamentali (Analisi del carattere pag.189):
- "Esso si identifica con la realtà frustrante rappresentata dalla persona frustrante principale.
- Esso ritorce contro se stesso l'aggressione mobilitata contro la persona frustrante e che ha anche prodotto l'angoscia.
- Esso sviluppa atteggiamenti reattivi contro le pulsioni sessuali, impiegando ora la loro energia nel proprio interesse per difendersi contro di esse".
Abbiamo quindi identificazione, rivolgimento contro il se e formazione reattiva.
Qui si comprende molto bene il significato dell'identificazione. Il bambino, non potendo sostenere una lotta impari contro la persona frustrante, la quale è anche una persona amata, e tentando di evitare l'angoscia della sua punizione, cioè la perdita del suo amore, non può far altro che scegliere di identificarsi, facendo propria la nevrosi materna e paterna e conformandosi con i loro modelli di vita e le loro aspettative su di lui.
Così facendo evita la sofferenza e guadagna l'approvazione dei genitori, ma paga il prezzo di rinunciare al proprio sé caricandosi di odio rimosso e del desiderio di vendicarsi per i torti subiti.
Tutti noi crediamo e vogliamo essere diversi dai nostri genitori, soprattutto negli aspetti che ci hanno fatto soffrire e che neghiamo sempre di avere. Come dicono Antonio Mazzetti e Laura Rita in Briciole di coscienza, nelle cose in cui crediamo di essere diversi dai nostri genitori ipotizziamo di essere come loro, e ogni volta che scopriremo delle identificazioni nascoste sarà un fatto positivo, poiché significa che il processo di disidentificazione autentica è già cominciato.
Una persona che si identifica tende ad aver bisogno di un processo centrifugo ed ha bisogno dell'incontro con l'altro per prendersi delle immagini, per darsi un'identità, una personalità, per riconoscere delle emozioni. Ci sono bambini che attraverso questo processo cominciano a conoscere il dolore, la rabbia e le varie emozioni perché le vedono o le intuiscono e in questo modo riescono a sentire e definire le loro emozioni. Questo è il processo sano.
Chi usa l'identificazione nella realtà, nell'organizzazione del proprio io, si porta sempre fuori di sé.
Nel primo caso è un meccanismo di crescita, nell'altro di mantenimento nevrotico.
L'emulazione o l'imitazione invece è un processo sano utile per uscire dall'invidia, poiché una persona che imita vuole avere anche lui qualcosa che ha un altro; invidiare significa invece voler togliere o distruggere qualcosa ad un altro.
Concludo con una citazione da Tantra di Osho: " Gurdjieff era solito dire che una sola cosa è necessaria: non identificarsi con ciò che va e viene. Viene il mattino, poi il mezzogiorno, poi la sera. Viene la notte e poi di nuovo il mattino. Ma tu rimani.
Se ti identifichi, diventi la mente; se ti identifichi, diventi il tuo corpo; se ti identifichi, diventi il tuo nome e la tua forma; e il padrone di casa si perde".
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